Ricomincio da Amburgo – Vivere nella città anseatica

Amburgo vista dal portoUn pomeriggio in ufficio come un altro, quando ricevo una richiesta di contatto su linkedin. La accetto. Convinta si tratti di un contatto professionale. Dopo due minuti, mi ritrovo ad accettare la stessa richiesta anche su skype. Richiesta accettata. Ricevo subito un messaggio “Ciao, grazie per avermi accettato tra i tuoi contatti, spero di non disturbare, posso farti qualche domanda?”. La persona che mi scrive si chiama Marco (nome di fantasia), ha trent’anni, una laurea in tasca e tanta voglia di lavorare. Attraverso una rapida ricerca su Linkedin, Marco nota il mio profilo. Abbiamo tanto in comune. Stessa età, stessa nazionalità, stessa laurea. L’unica differenza tra me e Marco è che io ho un LAVORO. Che oggi equivale a dire “Sono una ragazza fortunatissima”. Basta un breve scambio per capire che, quello che Marco mi chiede, non è una consulenza professionale ma un AIUTO.

Trasferirsi in Germania – i miei consigli

Marco è un fiume in piena, scrive tanto e io non riesco a stargli dietro, a rispondere alle mille domande che mi pone. E’ curioso, ha voglia di mettersi in gioco, di andare via dall’Italia per trasferirsi in Germania, ma ha paura, perché non sa come fare, non ha nessun appoggio qui, lontano da casa, e non sa come finanziare questo tentativo coraggioso. Non ha nulla. Mi ha cercata per capire come mettere al meglio un piede dietro l’altro senza perdere l’equilibrio. Non so perché proprio io, ma vuole che io gli racconti la mia storia, da collezionare alle mille altre, magari già raccolte, e farne tesoro. Butto giù uno sguardo veloce alla mia agenda, alla cornice di mille postit che decorano la mia scrivania, ai reminder che mi appaiono in outlook e alle trecento cartelle e finestre aperte sul mio PC. Poi penso che a Marco, quel giorno, avrei dedicato con piacere la mia pausa, quella in cui nei 30 minuti mangio frettolosa un panino, mi sgranchisco velocemente le gambe, mi affaccio a prendere un’po di aria per tornare di nuovo lì alla mia scrivania. Certo è, che 30 minuti non sono tanti per raccontargli la mia esperienza in terra crucca e dargli qualche dritta. In queste situazioni ci si trova sempre a dover trovare un giusto equilibrio tra la verità e la speranza. Bisogna essere sinceri nell’elencare i pro e i contro di una scelta, che per te è già acqua passata, ma non per chi ti ascolta, ciò nonostante, non bisogna ferire mai le speranze e i sogni di chi ti chiede aiuto, soprattutto se ci si accorge che quelle sono le uniche cose che restano ad un ragazzo come te. E oggi questo non è manco tanto più scontato. Non tutti continuano a credere nei propri sogni e molti non sanno manco più di averne. Marco mi ringrazia per la chiacchierata e il tempo che gli ho dedicato, ma, nonostante io abbia provato a rassicurarlo con idee propositive e positive, lo lascio più curioso di prima. Stordito. Gli scrivo, allora, che avrebbe potuto contattarmi in ogni momento e che avrebbe potuto contare su di me. Non lo conosco. Ma al suo posto avrei voluto sentirmi dire esattamente quelle parole. Penso a lui in questo momento nello scrivere questo post e a tutti quegli italiani che in questi anni ho incontrato alla stazione, all’aeroporto o nei tanti gruppi facebook di italiani all’estero. Chi è arrivato con un lavoro e ci è rimasto, chi è andato via per proseguire il suo viaggio altrove, forse ancora più lontano, a chi, dopo tanto tempo, ha deciso di voler fare ritorno a casa, a chi è arrivato e, deluso, ha dovuto lasciar perdere, perché non ha trovato nulla. A chi vorrebbe, ma non può o non sa. A chi non vorrebbe, ma deve.
Le riflessioni e le considerazioni che provo a metter giù per Marco e per chi come Marco vuole provarci altrove, sono chiaramente quelle che derivano dalla mia personale esperienza. Una tra le tante. Non sono verità assolute. Solo quello che io ho provato sulla mia pelle. In questo post, invece, descrivo le sensazioni che ho provato all’inizio della mia avventura all’estero e cosa ha significato per me.

1) DILETTANTI ALLO SBARAGLIO, NO GRAZIE

Io sono arrivata qui per seguire l’amore. Sono arrivata in una fredda giornata di Gennaio. Avevo una persona che mi aspettava. Una casa. Ero in una situazione “comoda”. Non avevo il problema dell’appartamento. Del lavoro per vivere. C’è chi però parte all’avventura, senza un lavoro, senza un posto dove dormire, solo. Ovvio che ognuno ha motivazioni e storie diverse, che portano a scelte più o meno coraggiose di vita e a salti che hanno le più diverse sfumature del nero. A chi può permettersi di prendersi del tempo per ponderare bene la sua scelta, consiglierei di partire avendo già trovato un lavoro e un posto dove stare. Vivere in un posto che non è casa tua, con a disposizione un budget limitato, frutto di risparmi personali, senza un lavoro e senza una casa, può essere davvero dispendioso. Il rischio è quello di bruciare in pochi giorni il gruzzolo, prima ancora di aver trovato un appiglio, un’occasione per restare in terra straniera. Ho visto molti partire all’avventura e tornarsene dopo poco a casa con il cuore deluso. In Germania c’è lavoro, si, ma questo non spunta per magia come l’albero della cuccagna. Ci sono casi fortunati, coincidenze e destini felici, ma non sono la regola. Con l’acqua alla gola si possono fare scelte errate, passi falsi e ancor peggio diventare vittima di chi abusa di situazioni di bisogno, offrendo lavori mal retribuiti e non a regola, in condizioni di sfruttamento e pura sopravvivenza. Ci sono tanti siti dove trovare lavoro e tante agenzie interinali a cui rivolgersi. Respirate a lungo e riflettete.

2) APRITEVI A TUTTE LE POSSIBILITA’

Va bene. La Germania è uno dei pochi paesi europei in cui ancora si può parlare di stabilità e di buona qualità di vita. E’ un buon paese dove vivere. Ma non precludetevi alcuna possibilità. Guardatevi attorno, apritevi a più occasioni e non focalizzatevi su una sola città, solo per sentito dire. Spesso, capita che alcune figure professionali siano più ricercate proprio nelle città che non state considerando. Ma questo non potete saperlo, se cercate lavoro fissandovi dei paletti. Amburgo è una città che spalanca le sue porte agli ingegneri, ai ricercatori, programmatori, operai specializzati. L’industria aereonautica, elettronica, così come i centri per la ricerca in chimica, fisica, neuroscienze (Desy, Zmnk, Uke) trovano largo spazio. Tanti i cantieri aperti dove si ricercano ingegneri edili ma anche manovali o figure tecniche. Altro settore in crescita è quello del Gaming online. Da BigPoint a Goodgames e Innogames, sono tante le startup che annualmente assumono centinaia di giovani in diversi settori dall’IT al Sales, dal Digital Marketing al Call Center. Non dimentichiamo che ad Amburgo ci sono grossi colossi aziendali come Airbus e Unilever, Lloyd e Montblanc, Beiersdorf e Lufthansa. E poi c’è il porto con le sue tante aziende di Import ed Export, piccole finestre aperte sugli altri paesi del mondo. Qui potrebbe provare, chi è in cerca di un lavoro dove è richiesta la padronanza di una o più lingue straniere. Si ricerca a tutti i livelli, dagli stagisti ai senior, dai treinee agli Aushilfe (contrattini di 50 ore mensili a 450,00 €). Si può lavorare da libero professionista (freiberufler), compilando un modulo al finanzamt per il rilascio del Gewerbschein (una licenza che funziona come una sorta di P.Iva, per farla breve, solo che costa circa 20,00 €), indicato per tutti quei lavori più o meno saltuari come quelli di hostess, traduttrice, artista, babysitter e simili. In Germania si fanno fiere di ogni tipo e la richiesta di hostess è elevatissima. Forse, anche per arrotondare, può essere utile mandare foto e curriculum alle tante agenzie di promotion. Fate in modo che sia la città a scegliere voi. Tanto ovunque andrete, quella città non sarà mai casa vostra, per quanto accogliente. Un posto vale l’altro. In fondo, se si parte per lavoro, saranno le “briciole di pane” a portarvi dritti fino alla città in cui avrete la vostra chance. Un’po come pollicino.

3) VOGLIO ANDARE A CASA, LA CASA DOV’E’

Ad Amburgo è difficile trovare casa. Armatevi di pazienza. Se avete già un lavoro che vi aspetta, chiedete aiuto al dipartimento del personale della vostra azienda per la ricerca di un appartamento anche a tempo. Un appoggio iniziale di qualche mese, che vi permetta poi, una volta sul posto, di trovare altro. In casi di acqua alla gola, ci sono soluzioni alternative. Gli ostelli. Il couchsurfing. Qui pare funzionare bene. Provate nei WG ossia nelle Wohnungsgemeinschaft, appartamenti condivisi da più ragazzi, spesso studenti, e in cui si affittano stanze singole. C’è anche lo Zwischenmiete, ossia l’affitto di un appartamento/stanza non da parte del proprietario, ma da parte dell’affittuario che ri-affitta, a sua volta, e spesso per un periodo breve, il suo appartamento o stanza a terzi. I siti più noti per la ricerca di un appartamento o di una stanza sono www.immobilienscout24.de, www.immonet.de, www.wg-gesucht.de. Ma ce ne sono tanti altri. Ricordatevi che le persone in cerca sono tante, per cui bisogna davvero combattere per ricevere un appartamento o una stanza in affitto. Ho cambiato un’po di case da quando sono qui e, ogni volta, agli appuntamenti per visitare i diversi appartamenti, c’erano chilometriche file di 70-80 aspiranti affittuari. Si aggiudica la casa, spesso, chi può dare migliori garanzie o chi sa farsi amico il makler (agente immobiliare). Alle visite ci si presenta come ad un vero e proprio colloquio con tanto di documenti, buste paga. Alcuni li ho visti presentarsi con cartelline contenenti foto di tutti i membri della famiglia, compreso il cane, a mò di presentazione con tanto di hobby, lavoro, e racconti di vita precedenti. Il migliore vince tutto. Ovviamente non sempre è così difficile, a volte basta trovarsi semplicemente al posto giusto al momento giusto. Lavorate in ogni caso d’anticipo, perché la ricerca di un tetto potrebbe durare anche mesi. E state attenti alle truffe da parte di siti che vi propongono case con affitti in anticipo e chiavi da ritirare in chissà quale posto.

4) ANDIAM, ANDIAM, ANDIAMO A LAVORAR

I siti dove trovare lavoro sono tanti da Monster a Stepstone. Ma ci sono tante altre fonti da consultare. Se già avete dimestichezza con la lingua, il numero di siti consultabili si amplia notevolmente. Potete consultare il sito dell’ufficio di collocamento www.arbeitsagentur.de. Dritte e consigli potete trovarli sul sito della camera di commercio dell’Italia per la Germania www.itkam.org in doppia lingua, italiana e tedesca. LinkedIn. Xing molto più utilizzato in Germania. E poi ci sono mille società del lavoro alle quali potete richiedere di fare un colloquio come Randstadt. Altre informazioni utili potrete trovarle nei mille siti di blogger italiani trasferitisi o nei gruppi di italiani in Germania su facebook, dove spesso ci sono annunci di offerte di lavoro. Come detto, iniziate a cercare prima di partire. Se, invece, la vostra ricerca parte dopo esservi trasferiti, forse, il fatto che voi possiate fornire un domicilio, ottenuto in seguito all’Anmeldung effettuata presso il vostro Bezirksamt (comune), vi può dare un vantaggio al momento dell’Invio del vostro CV. Ciò dà al vostro potenziale datore di lavoro la possibilità di contattarvi per un colloquio subitaneo o comunque la certezza che, in caso di esito positivo del colloquio, voi siate disponibili a iniziare fin da subito. Preparatevi un CV, se non in tedesco, per mancata conoscenza della lingua, in inglese. Necessaria anche una lettera di presentazione e una copia di tutti i documenti, attestati e referenze che avete accumulato negli anni precedenti. L’invio di una candidatura deve essere completo. Anche al momento del colloquio i tedeschi sono soliti presentarsi con una Bewerbungsmappe, vere e proprie cartelline professionali contenenti il CV con foto, la lettera di presentazione e tutti gli attestati e referenze di cui siete in possesso e che avete eventualmente già inviato per Email. Questo vale più o meno per tutte le tipologie di lavori. Per lavori da cameriere, commesse e simili magari presentarsi da vicino nei diversi pub, ristoranti e negozi non è una cattiva idea. L’ho fatto anche io e si ha più velocemente un feedback sulle reali possibilità di assunzione. Presentatevi ai colloqui in maniera sempre adeguata e soprattutto preparata. Ma qui non avrete sicuro bisogno dei miei consigli.

5) SIATE UMILI

Se siete approdati in terra straniera senza un lavoro e non avete mamma e papà a sostenervi, né un’eredità così come grossi risparmi e avete la necessità di lavorare, forse è meglio che all’inizio vi armiate di pazienza e di umiltà, e accettiate qualche lavoretto semplice e senza pretese, anche se non era nei vostri programmi e non era quello che immaginavate di trovare. A maggior ragione se siete appena freschi di laurea, se non avete esperienze concrete, se non parlate la lingua, insomma se non offrite quel qualcosa in più che dovrebbe farvi scegliere a scapito di un madrelingua. Il verbo fare è di una bellezza unica, mette in moto universi sconosciuti come Dooley in “la magia di cambiare le cose” ci insegna. Fare. Fare. Fare. Buttatevi e non rifiutate, anche se avete una laurea in tasca e pensate di saperne di più. Va bene valutare le offerte e aspirare sempre al meglio, ma badate a non scadere nella presunzione. Oltre a farvi racimolare qualche soldino che non guasta mai, anche perché almeno Amburgo economica non è, un lavoretto, anche se non quello della vostra vita, vi mette in contatto con persone, vi apre a situazioni altrimenti non esperibili, vi dà la possibilità di farvi dei nuovi amici, di capire la cultura del posto che vi ospita, di praticare la lingua. Non sono esperienze da poco, ma sono quelle che vi aiuteranno a entrare nel successivo quadro del gioco. E’ il cammino e quello che ci offre a rendere il nostro obiettivo più o meno raggiungibile. Come ci insegna il buon Coehlo. Ma appunto bisogna percorrerlo quel cammino. Quando sono arrivata qui, sapevo che non sarebbe stato facile. Cosa avevo in valigia? Una laurea cum laude in comunicazione e marketing, conoscenza della lingua inglese, 7 anni di esperienza lavorativa. Da sempre sono stata una tutto fare. Ero al liceo, quando iniziavo a dividermi tra la scuola e i mille lavori che non mi hanno mai abbandonata, nemmeno una volta approdata all’università e nel post-laurea. Quando ho messo piede ad Amburgo, non avevo la necessità di sbarcare il lunario, eppure volevo lavorare a tutti i costi. Fremevo. La prima cosa che ho fatto: iscrivermi alla Volkshochschule dove ho conseguito in sei mesi il livello B1 dopo un corso di integrazione intensivo e un esame finale con ottimi voti. Nel frattempo, avevo già fatto il giro di tutti i negozi e ristoranti italiani della città, ma tutti mi dicevano che ero überqualifiziert, troppo qualificata per finire a servire o lavare piatti. Ma perchè? Io volevo solo lavorare! In Germania sono rari i casi in cui si studia un qualcosa per trovarsi poi a fare altro. Rari. Si fa quello per il quale ci si è specializzati nel proprio percorso formativo. Non si improvvisa mica! Allora provai a rispondere agli annunci come babysitter per bambini tedeschi. Pensai che con loro avrei unito l’ultile al dilettevole, lavorando avrei  imparato la lingua senza aver vergogna di sbagliare. Email inviate e il giorno dopo iniziai. Con le due pestifere crucche facevo passi da gigante e in più imparavo tante cose di vita quotidiana. A quel primo contatto se ne aggiunsero altri e quel lavoretto part time divenne un full time. I miei primi soldini, che soddisfazione! Pensai che volevo assecondare la mia grande passione, quella di lavorare nel turismo, potendo sfruttare anche la mia esperienza. Mi candidai per le più diverse posizioni e per i più diversi hotel, tour operator e uffici di promozione turistica di Amburgo e Berlino. Feci tanti colloqui. Mi volevano, il mio curriculum era apprezzato da molti. Dovevo solo scegliere. Iniziai con uno stage presso un tour operator. Al termine fui assunta. Nel frattempo non abbandonavo il babysitteraggio, le traduzioni, la mia attività di hostess e capo hostess in note fiere turistiche dalla WTM di Londra alla ITB di Berlino. Iniziai poi, per caso, l’attività di web copywriting, perché, da che ero piccola, fogli e penne sono sempre stati i miei compagni di giochi preferiti. Un’po per la voglia di lavorare, un’po per quella di dimostrare a me stessa che potevo farcela, un’po per il sapore della sfida, quel lavoretto di Copywriter, che facevo in contemporanea a quello full time e ai tanti altri saltuari, mi aprì le porte per il mio secondo e attuale lavoro. Mollai il mio primo lavoro, tra i piagnistei di capi e colleghi e i loro complimenti per il lavoro svolto. Nella mia azienda attuale, un’agenzia di digital marketing, presso la quale lavoro da più di due anni, faccio esattamente quello per il quale ho studiato durante i miei anni universitari tra bachelor e master, eppure avevo iniziato col fare la babysitter e sono passati poco più di tre anni. Sono contenta, perché ho imparato molto e ancora continuo a farlo, tra difficoltà e nuovi progetti da gestire. Ho capito cosa mi piace e in cosa sono davvero brava. Ho riscoperto attitudini e nuovi interessi e passioni. Professionalmente non mi lamento, e so che il cammino che mi porterà alla mia Santiago di Compostela è ancora lungo.

6) EINS, ZWEI, POLIZEI….IMPARATE IL TEDESCO

Annosa questione! La spina nel fianco. Ci sono lavori per svolgere i quali padroneggiare la lingua non è necessario. Parlo di tutti quei lavori nel campo ingegneristico, chimico, fisico. Ovvio che si tratta di professioni dove la lingua inglese e soprattutto il linguaggio matematico dominano. Il tedesco in questi casi è un optional. Ma ci sono altri lavori, quelli a contatto col pubblico o quelle nei settori del marketing, della logistica, della comunicazione, dove la lingua è al posto numero 1. Anche se si fa un lavoro a contatto con l’Italia, non dimenticatevi che i vostri colleghi in ufficio sono per la maggior parte tedeschi, e se volete andare al di là del semplice discorso di routine, dovete integrarvi e per farlo dovete padroneggiare la lingua. Lo stesso vale se volete farvi una vita privata, oltre a costruire quella professionale, e non vi va di chiudervi “solo ed esclusivamente” nel gruppo degli italiani che vivono nella vostra stessa città. La lingua vi serve per presentare documenti, andare dal medico e fare la spesa e presentarvi al nuovo vicino. Un paese non può accettarvi al 100% se vi ostinate a non imparare la sua lingua. Pensate a un cinese che non parla l’italiano e vuole stabilirsi a Napoli. A campare campa lo stesso, ma possiamo dirlo integrato? Non vi sembra che sia un atto dovuto per un paese che vi ospita, oltre che una grande possibilità di imparare e praticare una lingua nuova e utile? Non guardatelo come un problema, ma come una opportunità che saprà premiarvi. Iscrivetevi ad una scuola. Ce ne sono di ottime come il Goethe e il Colon, che sono poi tra le più care. Ma non è detto che scuole più economiche come la Volkshochschule (in pratica quella pubblica) non possano farvi raggiungere ottimi risultati. Non dipende dalla scuola quanto diventerete bravi, ma da quanto sarete motivati a diventarlo. La lingua è difficile, è vero, ma per nulla impossibile. ASSOLUTAMENTE!!! Certo non è la lingua che puoi improvvisare una sera in disco. Altra cosa che vi consiglio è il tandem. In Germania chi vuole imparare a conversare in una lingua, non fa altro che cercarsi un madrelingua in città, disposto a sua volta a imparare la lingua dell’altro. Amburgo è una melting pot city. Qui potrete far pratica di tutte le lingue che deciderete di imparare, perché ci vivono persone dalle più diverse nazionalità. Io ho fatto così. Mi sono recata all’università dove si tiene il corso di romanistica, mi sono iscritta a tanti siti per la ricerca di partner tedeschi con l’interesse per la lingua italiana. Ho lasciato annunci ovunque. Ho trovato in due giorni 9 interessati. Ne ho scelti due. Sono ancora in contatto con loro e una in particolare credo non andrà più via dai miei ricordi legati a questa città. Era con me anche il giorno del mio matrimonio. La lingua vi aprirà delle porte. Anche se è al lavoro che la imparerete per davvero! A me è successo così, quando gestivo le lamentele dei tedeschi che trascorrevano le proprie vacanze in Italia. Vi lascio immaginare i primi giorni di lavoro…ma sono ancora viva und ich hab’s geschafft!

7) IMPARATE A CHIEDERE AIUTO

Non abbiate vergogna di ammettere di essere in difficoltà. Fate domande, contattate persone e ricordatevene quando avrete superato le prime prove, accogliendo, a vostra volta, chi dopo di voi si appresterà a ripercorrere i passi della vostra stessa avventura. Ciò nonostante non aspettate che gli altri facciano per voi. Nulla cade dal cielo. Siate intraprendenti.

8) SOCIALIZZATE

Partecipate a eventi, iscrivetevi a istituti di cultura e presenziate alle iniziative consolari. E’ un modo per sentirvi supportati e meno soli.

In ultimo, PIANGETE, quando vi assalirà lo sconforto, perchè vi assalirà! Sfogatevi, che non siete deboli. Dopo questa grande esperienza vi sentirete invincibili e al vostro rientro a casa ogni cosa vi sembrerà più piccola. In realtà, siete voi che siete diventati GRANDI!
Non vi scoraggiate alla prima e non vi abbattete, ma ricordatevi anzi, che il solo fatto di aver abbracciato l’idea e aver fatto il primo passo è un atto di coraggio. Chi ben comincia è a metà dell’opera.

In bocca al lupo a tutti.Similar Posts: