Tifoserie da mondiale, con un piede qua e uno là

Potrai essere andato via da anni dall’Italia o emigrato nell’emisfero opposto al tuo, ma col fischietto di inizio ritorna quell’orgoglio nazionale che pensavi di aver ormai perduto o lasciato in cantina, chiuso nelle tue valigie. Il tifo ha origini viscerali, e quando anche tutte le bandiere attorno a te non hanno nemmeno una sfumatura di colore in comune con la tua, dire FORZA AZZURRI è quanto di più naturale esista. E allora Fratelli d’Italia, stringiamoci a coorte che l’Italia chiamò. Emozione, qualche brivido e gli occhi lucidi. Sei lì in piedi davanti allo schermo con i soliti amici e mano sul cuore a farti coinvolgere dal suono incalzante dell’inno nazionale. Ci sei. Sei sintonizzato. Siam pronti alla morte e non aspettiamo altro che vedere quella rete gonfiarsi e gridare con tutto il fiato che resta in gola Goaaaaaaaal.
Sono al mio secondo mondiale fuori casa. Sono arrivata ad Amburgo che eravamo i campioni del mondo. La vittoria di quella “Squadra fortissimi”, per dirla alla Checco Zalone, allenata da Lippi, rimase sul groppone a molti, tant’è che ad ogni mondiale, più di ogni altra partita, qui si aspetta lo scontro diretto Italia – Germania, come a dire “dunque, adesso veniamo a noi”. Sarà la storia, sarà che in comune abbiamo quanto condivide un curry wurst e senape con uno spaghetto con pomodori d’ò piennolo, olio extravergine e il profumo del basilico (praticamente nulla), ma tra noi e il Volk della Merkel c’è sempre un conto da saldare, una partita in sospeso da giocare, ogni volta. E mentre aspettiamo come va a finire ed elaboriamo i primi pronostici, ecco spuntare i soliti commenti sulla fortuna azzurra, i racconti di vecchi falli e punizioni ingiuste, il calcioscommesse, gli stereotipi sull’italiano medio imbroglione e molesto, l’atteggiamento superiore del tifoso tedesco mentre noi ce la ridiamo. Un copione ormai noto, che se impari a digerire può risultare anche simpatico, tanto è grottesco e teatrale. Tutto fa parte del gioco, del grande mondiale. Una sfida senza fine, dove il vincitore lo è solo per poco o solo a metà. Tregua quattro anni, per ricominciare dal punto esatto in cui eravamo rimasti.

Mondiale 2014 e il tifo shlandisiert
Stasera il debutto azzurro in campionato a mezzanotte contro l’Inghilterra. Imperdibile. Ritrovo in un ristorante rigorosamente italiano dove tra gesti, voci alte, mannaggia, nooooo e vaffanculo si consumerà la partecipazione calorosa della tifoseria emigrata. Che si riscalda, gioisce, avendo sempre un piede qua e uno là ma che, quando si tratta di scegliere da che parte stare, non ha dubbi. Il tricolore non si tradisce. Nonostante i tentativi e i dubbi di qualcuno, il tifo azzurro non può essere schlandisiert (tedeschizzato). Guardate questa nuova pubblicità di Media Markt (Media World) sui tifosi italiani in Germania. Capirete l’atmosfera del mondiale….

Fa nulla se bevi il latte macchiato dopo pranzo, se hai imparato a organizzare la tua vita con 5 anni di anticipo, se la “dolce vita” si è trasformata in “deutsche vita”, se inveisci quando il bus ha un minuto di ritardo, se al ristorante non si paga più “alla romana” e se lasci le scarpe fuori alla porta di casa. Basta un “buongiorno” sentito di sfuggita per strada da un tuo connazionale, o ritrovare al supermercato i pan di stelle mulino bianco per ricordarti chi sei e farti tornare il buon umore. Il cuore azzurro batte ancora sotto quella pelle ormai bianco latte. Il mondiale è appartenenza, patriottismo. Allora palla al centro e che lo show inizi.
Sempre FORZA AZZURRIIIIIIIIII
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