Ma tu vuliv ‘a pizza – tour tra le migliori pizzerie napoletane

“Ma tu vuliv ‘a Pizza, ‘a pizza, ‘a pizza cu ‘a pummarola ‘ncoppa….’a pizza e niente cchiù” cantavano Aurelio Fierro, Giorgio Gaber e Renato Carosone nel 1966, quando il testo di questa nota canzone, scritta dal milanese Alberto Testa, si aggiudicò il secondo posto al festival della canzone napoletana. Un’interpretazione azzeccatissima di quel “Vulio” (parola napoletana per “voglia”) che contraddistingue gli appetiti nostrani. La pizza è il simbolo per eccellenza del tricolore e della cucina italiana, semplice e gustosa. La nostra coperta di Linus quando siamo lontani da casa. Il prodotto che più di ogni altro unisce la tradizione e l’innovazione, prestandosi ai più inusuali accostamenti creativi e coraggiose rivisitazioni gourmand.

La pizza margherita compie 125 anni

Ovvio che sono orgogliosissima di essere nata nella patria della regina delle tavole di tutto il mondo, di questa eccellenza gastronomica senza eguali, oltre che esserne una ghiotta estimatrice. ‘A pizza è passione, abitudine, appuntamento sociale, spuntino veloce e cena completa, storia, identità, e perché no, immenso indotto economico. E’ buona a tavola ma anche se mangiata a portafoglio, tra i vicoli storici di Napoli, che tu ti trova dai Tutino a Porta Capuana o da ‘O Presidente ai Tribunali, proprio come fece Bill Clinton, nel 1994 quando in pieno G7, non seppe resistere alla tentazione di una pizza piegata “a libretto”. Nobili e non, la pizza conquista proprio tutti. Come insegna la sua storia, nata come umile pietanza per il popolino, seppe incuriosire e ammaliare personaggi illustri del trono borbonico come pure quello di casa Savoia. A capitolare per primi, con la madre di tutte le pizze ”‘a marinara”, furono Ferdinando II e Maria Teresa nel 1843 in cerca di un diversivo alla loro sofisticata cucina. 56 anni più tardi il “vulio”, il capriccio culinario, venne alla Regina Margherita, che espresse il desiderio di assaggiare l’emblema della cucina partenopea. Fu proprio per omaggiare la recente unificazione nazionale sotto il regno dei Savoia, che nel forno allestito nella Reggia di Capodimonte, si aggiunse basilico e mozzarella, il verde e il bianco, al rosso della versione tradizionale, chiamandola appunto Margherita, in onore della regina venuta in visita.
Lo scorso 1 Giugno la pizza Margherita ha compiuto 125 anni, un compleanno importante festeggiato dal >Gambero Rosso con la sua Guida Pizzerie d’Italia. 45 le pizzerie, su 450 censite, che si aggiudicano il massimo dei voti (3 spicchi o 3 rotelle) per le categorie: pizza napoletana, pizza italiana e pizza gourmet. Ovviamente, per la pizza napoletana la Campania si conferma leader con ben 12 locali Tre Spicchi. Eccoli qui (Per saperne di più sui locali premiati in altre regioni clicca qui):

  • Pepe in Grani (Vico San Giovanni Battiasta, 3 – Caiazzo, CE)
  • 50 Kalò (Piazza Sannazzaro 201/B, NA)
  • Da Attilio (Via Pignasecca, 17 – NA)
  • Fratelli Vuolo Eccellenze Campane (Via Plinio, 1 Casalnuovo – NA)
  • Trattoria Fresco (Via Partenope, 8 – NA)
  • La Notizia (via Caravaggio, 53 – NA)
  • La Notizia (via Caravaggio, 94 – NA)
  • Sorbillo (via di Tribunali, 32 – NA)
  • Starita (via Materdei, 27-28 – NA)
  • Villa Giovanna (Via Valle delle Delizie – Ottaviano NA)
  • Era Ora (via Trieste, 147 – Palma Campania NA)
  • Pizzeria Salvo da Tre Generazioni (Largo Arso, 10 – San Giorgio a Cremano NA)

A essere onesta, ho avuto il piacere di mangiare, tra quelle selezionate dal Gambero Rosso, solo la pizza di Pizzeria Salvo che è proprio buona, buona, buona. Super frequentata, a ragione ovviamente, ha delle sale spaziose e un servizio veloce. L’impasto è morbido, la pizza risulta leggera ed è enorme (esce fuori dal piatto)! Il cornicione è spesso ma resta tenero e dorato. Impossibile lasciarlo nel piatto, per prediligere il centro con la farcitura.
Note, anche se mai visitate, Sorbillo, Starita, La Notizia per quanto riguarda quelle osannate dal Gambero Rosso. Al prossimo ritorno, ci farò sicuro una capatina. Non dimentichiamo, però, quelle che a Napoli sono da sempre sulla bocca e nella bocca di tutti:

A Napoli basta scendere comunque giù casa e raggiungere la pizzeria all’angolo, anche quella più anonima, per gustare una buona pizza. Anche buone le pizze dei locali che si affacciano sul lungomare nel tratto di via Partenope, da “I Re di Napoli” a “Anema e Cozze”. Il resto sono eccellenze che è giusto vengano premiate.

Dove mangiare una pizza a regola d’arte – i miei consigli

A questo ineccepibile elenco, voglio aggiungere quella che per me resta una delle pizze migliori in assoluto, la pizza dell’Antica Pizzeria da Michele (www.damichele.net). Qui puoi mangiare solo due tipi di pizza: ‘a marinara (che non è con le acciughe!!!) con pomodoro, aglio e origano e ‘a margherita. Altro nel menù non c’è. Presente su tutte le guide, è sempre affollatissima. Tra turisti e autoctoni, spesso i numeri in fila si aggirano sulle centinaia. Ubicata in pieno centro in via Cesare Sersale 1-3 (una traversa del C.so Umberto nei pressi della stazione centrale), è piccola e spartana, nello stile e nel servizio (si mangia senza tovaglia e con bicchieri in plastica e seduti a tavoli vicinissimi l’uno all’altro), ma si riconosce subito per la folla che attira come le api all’alveare. Verace e sciuè sciuè, senza fronzoli, genuina come i capolavori che sforna. Provatela, il palato ringrazierà. Da Michele ha una storia che inizia nel diciottesimo secolo. Da Totò a De Filippo, da Maradona a Julia Roberts, molti i volti noti che si sono seduti ai tavoli di questa semplice pizzeria. Si, è proprio qui che la bella attrice americana girò alcune scene di “Eat, Pray and Love”. Insomma un cult da non perdere. La consiglio a pranzo anche perchè non è il più romantico dei posti dove trascorrere una serata.

Altra pizzeria dove non manco mai ogni volta che faccio ritorno a casa è Funiculì, in via Plinio 38 a San Sebastiano, noto comune sulle pendici del Vesuvio. L’ambiente è molto carino con sale esterne ed interne in bianco e pietra, i prezzi ottimi soprattutto se rapportati alla qualità e varietà delle pizze, dalle più semplici a quelle con formaggio e miele, alla saporitissima Pizza Totò con mozzarella di bufala e cornicione ripieno di ricotta e salame e alla pizza stella, dove ogni punta ha un condimento diverso. La pasta della pizza è soffice. Ottima anche la frittura nel cuoppo e la tagliata di carne. Sono 9 anni che frequento abitualmente questa pizzeria e non resto mai delusa. Buonissima la bufalotta (prima foto giù).
Pizza bufalotta da Funiculì

Pizza ripiena da Funiculì
Buona anche quella di Pomodoro e Basilico sempre nel comune di San Giorgio, in Corso Umberto I, 51, gestita dai vecchi proprietari della pizzeria Galante a via Galante 22, San Giorgio.
Per altri spunti sulle pizzerie dove assaporare la vera pizza napoletana, la numero uno delle leccornie della mia bella terra, allora potete consultare questo tabellone che illustra tutte le pizzerie partenopee che in questo momento stanno prendendo parte al Campionato della Pizza napoletana organizzato dal Mattino. Tra queste, molte le ho già citate. Altre costituiscono nuovi spunti anche per me. Il campionato termina oggi e i vincitori eletti attraverso i voti assegnati sui social network saranno premiati nella Guida mangia&Bevi a fine Agosto.

La pizza ha per me anche il profumo dei ricordi. Da studentessa è stata protagonista dei miei faticosi ma divertentissimi Sabato sera. Indimenticabili pomeriggi trascorsi tra casse di basilico e gli affascinanti racconti sul segreto per un buon impasto basati sul calcolo dell’umidità. Ebbene si! Dosaggi e tempi di lievitazione della pasta variabili al variare delle condizioni meteo. Segreti. Sccccc bocca chiusa, si mangia!

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