I luoghi del cuore

Tramonto sui faraglioni del Capo La GalaVoglio parlarvi di un posto speciale. Tutti hanno un posto speciale. Da piccola il mio posto speciale era la mia cameretta. Tra i poster di Di Caprio e le vecchie Barbie sognavo, giocavo, studiavo. Passavo ore nel mio mondo col mio cane. La mia cameretta è ancora lì, sempre uguale. Ogni cosa al posto di sempre. E quando ritorno dai miei, mi piace addormentarmi nel mio vecchio lettino, ritornando un’po bambina. Solo quando sono da mamma e papà posso farlo. Poi vado via e ridivento donna. Nonostante la mia cameretta sia insostituibile, nel tempo ho avuto tanti posti speciali. In ogni posto, in cui trascorriamo piacevoli momenti, lasciamo un pezzetto del nostro cuore. In cambio, quei luoghi ci regalano tanti e bellissimi ricordi indelebili, strappandoci un sorriso se solo ci ritornano in mente o ci capita di passarci.

Nella cesta dei ricordi

Basta tornare davanti scuola, per rivedersi in un attimo con tanto di grembiulino e fiocco tricolore, oppure passare davanti al bar di sempre per ritrovarsi adolescenti e provare per un momento la spensieratezza di quegli anni. Questi posti sono speciali, perché compiono incredibili magie. Sono macchine del tempo. In questi luoghi tutto sembra essersi fermato, tutto resta uguale. Il cuore sincronizza i suoi battiti con quelli di un tempo. Il bar fuori scuola è stato per anni il raduno con i miei amici di classe. Lì si decideva se marinare o se entrare! Che tempi! La piazzetta, il ritrovo di comitiva dove mille fiamme nascevano. E poi i lidi della mia costiera….tre mesi interi in compagnia di scorribande estive…ah dimenticavo la roulotte…mitica, anche lei ancora sopravvive come i miei ricordi. Poi ho conosciuto mio marito. Ho ridisegnato la mia mappa dei miei luoghi del cuore. Dei nostri luoghi del cuore. La nostra storia è nata d’estate. Ha il sapore del mare. E’ in riva al mare il nostro posto del cuore. E’ lì che ritorniamo per festeggiare i traguardi e per trascorrere momenti felici. Lì saremo sempre vestiti di bianco e nero. Li saremo sempre giovani e innamorati. Ritornare è come ritrovarsi. E’ come ripromettersi. A Sorrento c’è tutta la mia vita. Non è un luogo ma un sentimento. Poco prima di Sorrento, a Vico Equense, tra lo Scario e il Bikini, vi è il Capo La Gala. Per molti è un esclusivo boutique hotel. Per me è stato il mio futuro.

Eccellenza Campana: Capo La Gala

Un posto di classe. Attraversato il cancelletto bianco, un sentiero a scalini di terracotta, maioliche, pergolati e fiori, ti porta dalla reception, posta sul primo livello della struttura, dolcemente fino in riva al mare, passando per tanti e meravigliosi scorci e ambienti: la meravigliosa terrazza Lentisco, dove si può gustare un aperitivo o semplicemente ammirare il sole venir giù. Pochi gradini e ci si ritrova al Bar Capri, dal nome dell’artista dei dipinti, Carmelina di Capri, che arredano con gusto l’interno del bar, dove è d’obbligo far tappa prima di arrivare al Ristorante Maxi, regno indiscusso del giovane e talentuoso Chef Danilo di Vuolo. Danilo porta nel 2009 le stelle Michelin nei piatti del Capo La Gala. Parlare con lui, è come sentire l’odore e il sapore dei piatti che sa descriverti con tanta passione, semplicità e un pizzico di timidezza. I suoi sono i piatti della tradizione campana, ripensati e presentati in chiave moderna. Un trionfo di sapori, che si incontrano e si scontrano, esaltandosi a vicenda armonicamente. Gusti e retrogusti. Pesce azzurro del nostro mare, verdure biologiche, olio extra vergine, le erbette della nostra terra, questi gli ingredienti della sua cucina genuina. Nei suoi piatti ci vedi tutto il mediterraneo, il suo mare, il sole che matura i frutti dei suoi campi. Sedersi al suo tavolo è ogni volta un’esperienza indimenticabile. Le stelle nel piatto e la luna che, alta, lascia scie d’argento sul mare, illuminando i due piccoli faraglioni che rendono ancor più bello questo angolo di paradiso. Un quadro perfetto. Già, i faraglioni. Un tratto distintivo del Capo La Gala. Dal ristorante si accede al solarium dove ci si può rilassare sulle sdraio sotto il sole o nella piscina di acqua di mare o ancora nella jacuzzi. Sul solarium si trova il lounge grill Nerea per un pranzo gustoso e veloce. Affacciano sul mare, le 22 stanze di questo fantastico boutique hotel. Dalla Superior Room ci siamo svegliati col rumore del mare, delle sue onde, delle sue reti. E’ fantastico sentire i gabbiani, veder albeggiare e all’orizzonte le barche dei pescatori perdersi. Amo questo posto. Amo regalarmelo quando posso. Poi scendi giù a far colazione e vieni accolto dal profumo del pane appena sfornato, dall’odore di crostate e capresi, dal sapore delle tante marmellate e dai colori attraenti della frutta fresca di stagione. Non manca nulla in questo meraviglioso paradiso. Nemmeno la sala fitness e il centro benessere.

Una nave di pietra

Mi piace questa struttura perché è un tutt’uno con la costa. L’architetto Savarese, che lo ideò alla fine degli anni 50, seppe dar vita ad una struttura che, con naturale armonia, sa confondersi con la natura circostante, rispettando la topografia della baia. Una nave di pietra che non poteva non avere uno stile mediterraneo. Le tende e i tessuti coi colori del bianco e del blu, mi sembra di vederli gonfiarsi dolcemente con la brezza marina, i cotti, le pareti in pietra e il legno pregiato, gli arredi con le stelle marine e i coralli, i velieri, le candele e le colorate ceramiche sorrentine. Eleganza. Freschezza. Cura del dettaglio. Tutto condito dalla gentilezza dello staff e dalla timida simpatia di Mario Acampora. Gioisco nel vedere quanta bellezza e professionalità sa offrire la mia terra. Ringrazio loro, perché rappresentano l’eccellenza campana, perché sono la dimostrazione che la mia terra sa essere anche altro, diversa da come a volte indegnamente, a volte, purtroppo, giustamente viene descritta. Questo posto è la sintesi di quanto sa offrire il mio paese: il mare, il sole, la buona cucina, il relax e la dolce vita, il gusto per il bello. In questo piccolo angolo mi tuffo non solo per rivivere i giorni andati ma soprattutto per ricordarmi chi sono e da dove vengo.
Si è fatto tardi. Mi sono persa tra le righe. Capita spesso quando parlo o scrivo della mia terra. Guardo fuori e piove. I temporali di fine estate. Dopo aver scritto tanto, pensavo che oltre la finestra avrei visto il mio mare. Ma dal quel mediterraneo sono ahimè lontana. Ma so che, nonostante i chilometri, avrò sempre una pelle al sapore di sale.

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