The Time of my Life

Patrick Swayze insegna Jennifer Grey a ballareOggi si parla di salsa, ma non quella che si cucina eh eh, ma quella che “ti cucina” ben bene col suo ritmo. Le note della musica latina sono sempre travolgenti e contagiose, comunque essa venga ballata: mambo, bachata, salsa, merengue, rumba. E’ impossibile ascoltare musica latina senza che i fianchi non accennino anche il più timido movimento. Non potevo non scrivere un post su quella che per me resta una grande passione, soprattutto se è Venerdì e ho da poco terminato la mia lezione di Zumba.

Le origini del mio sogno caraibico

Non sono una particolare fan di questa disciplina, che unisce l’allenamento aerobico al movimento latino, creando il giusto mix di divertimento e attività sportiva, ma da quando non prendo più lezioni di salsa, è l’unico momento in cui posso dare libero sfogo al mio corpo sulle note di una musica che mi mette totale allegria senza togliere però tempo ai miei soliti corsi in palestra di workout. Con la zumba riesco a coniugare dovere e piacere. Quando scatta il pezzo salsero non riesco a contenermi, improvvisando figure che niente hanno in comune con quelle fatte dal trainer e seguite dall’intero gruppo allo specchio… mi avranno preso per matta! Ta ta – ta ta ta- quando ritorno a casa a passi di zumba e con la clave ancora in testa, corro sempre all’armadio a rimisurarmi le mie vecchie scarpette da ballerina….ormai sono appese al chiodo da una vita, ne hanno accumulata di polvere! Come una bimba che prova le scarpe della mamma, sogno di poterle rimettere un giorno nuovamente. Che anni ruggenti! Ho dimenticato tutto. Figure, passi, assoli, vuelte e wipping, ma lo stile che la mia maestra mi ha stampato addosso non passerà mai, proprio come la mia passione. Basta una nota per farmi partire e per esibire l’eleganza dello stile portoricano. Ma dove hanno radici questi miei trascorsi caraibici?? Quando esattamente mi è nato il gusto per il sabor latino? Ci pensavo lo scorso Giovedì, quando hanno dato in tv ” Dirty Dancing ”. A domanda, risposta immediata. E’ stato quel film ad avermi contagiata. L’ho rivisto naturalmente, forse per la 100esima volta, ma sempre volentieri e sempre come se non lo avessi mai visto prima, nonostante conosca ormai ogni virgola del copione. E’ il primo nella mia top ten dei film preferiti, seguito subito da “Pretty woman”. E’ un cult che nessuna donna può non aver visto, almeno non quelle della mia generazione, con un piede tra gli anni ’80 e ’90. Chi non vorrebbe sentirsi dire “Nessuno può mettere Baby in un angolo!” da uno statuario Patrick Swayze, l’uomo che, come pochi nel grande schermo, ha saputo unire machismo e tenerezza? Quale donna non si è mai empaticamente immedesimata nei panni di Baby, ricordandosi o rivivendo quell’estate al mare col cuore in gola? Chi di noi non si è mai perdutamente innamorata, almeno una volt,a dell’animatore bello e dannato? No che non sono clichè! Quelle erano le vacanze che si trascorrevano negli anni ’80, quando anche in Italia spuntavano come funghi i villaggi turistici, quando si partiva tutti insieme col portabagagli pieno di valigie legate con grande maestria dal fermo elastico, e quando ancora si spedivano ad amici e parenti le, purtroppo oggi obsolete, cartoline con tanto di francobollo!

Dirty Dancing: il cult movie più amato dalle donne di tutto il mondo

Correva l’anno 1987,quando il film di Emile Ardolino si presentò a quegli spettatori che ne decretarono il successo e ne fecero il film più visto dalle donne, secondo una classifica stilata di recente da Sky Movies. Un cult che anticipò o semplicemente diffuse una moda nello stile di vita della classe media di allora. 214 milioni di dollari al botteghino, repliche in tv che fanno registrare tutt’oggi sempre buoni ascolti, nonostante il film abbia festeggiato lo scorso anno, insieme ai milioni di fan in tutto il mondo, il suo venticinquesimo anniversario, un milione di copie vendute in home video, una colonna sonora (I’ve had) “ The time of my life ” vincitrice di un Oscardi un Golden Globe e di un Grammy Award e per 18 settimane al primo posto nella classifica americana delle hit più ascoltate. Un successo strepitoso mai più avuto nella storia della cinematografia americana, soprattutto se si considera che quella fu una pellicola low budget girata con soli 6 milioni di dollari e un cast per niente noto ad eccezione di Jerry Orbach (padre di Baby). La scena del ballo finale col salto di Johnny Castle è stata vista su youtube 130 milioni di volte e resterà, per sempre, tra le scene cinematografiche più note e riproposte al mondo tra remake e musical, nonostante si tratti di un movie vecchio già un quarto di secolo. Questi i numeri di Dirty Dancing. All’epoca, avevo solo 6 anni e anche se ero una bimbetta, guardavo la scena “Do you love me”, quella in cui Baby aiuta il cugino di Johnny a portare i cocomeri nella discoteca segreta e proibita, con lo stesso sguardo stupito dell’ingenua protagonista. Stupito e incuriosito. A bocca aperta. Mio Dio, credo sia proprio stato in quel momento, che ho iniziato a sognare di imparare a ballare un giorno come Penny e di innamorarmi come Baby e di vivere la sua stessa favola d’amore tra le pirouette e la magia che quei ritmi possono creare. E un’po’ quella fantasia, che non si è modificata, quando quello stesso film lo vedevo a 13 – 18- 22 anni, è stata premonitrice! Si, perché poi ci sono finita io a lavorare nei villaggi turistici, ritrovandomi pirouette dopo pirouette tra le braccia del mio attuale sposo! Eppure chi lo avrebbe mai detto che tra Swayze e Grey non ci fosse nella vita reale quel feeling, che sul set ne aveva fatto la coppia più emulata e invidiata? Che quel successo cinematografico fosse seguito da incredibili e sfortunate vicende, al punto da parlare della maledizione di Dirty Dancing? Che quelle scene furono girate in pieno inverno,, quando le foglie degli alberi non erano così verdi come apparivano nella pellicola, che molte furono improvvisate, altre tagliate perché troppo hard e molte altre ancora ripescate dalle prove, come la mitica scena in cui Patrick porta al suo collo il braccio di Baby che, puntualmente, ride al delicato tocco della mano di lui? Di lui che realmente si arrabbiava perché l’attrice non sapeva trattenersi dal ridere, costringendo tutta la truppa a ripetere tante volte la scena, proprio così come mostrato nel film?….quelle erano scene vere!!! Si, perché Patrick era un perfezionista, un ballerino serioso che pretendeva il massimo da chi lo accompagnava nelle coreografie di Ortega, uno stakanovista ambizioso, che, purtroppo, ha lasciato i suoi fan nel 2009 per un cancro al pancreas. Possiamo dire davvero che Patrick ci ha fatto sognare tutte.

Scena addio tra Johnny e BabyNon poco dopo l’esordio del film, trascorsi anche io con la mia famiglia una indimenticabile vacanza in uno stupendo villaggio turistico….non c’era Johnny ma Jimmy che, come lui, faceva cascare ai suoi piedi tutte le ospiti, dalle giovanissime alle meno giovani…..anche le mie sorelle. Io ero ancora piccolissima, ma ricordo che al miniclub volevo a tutti i costi esibirmi nei panni di Baby, ma mi fecero cantare un pezzo di Marisa Laurito..ma si può?? Io volevo ballare il mambo magic – de todo un poco!!! Avevo anche dimostrato di saper portare la gamba alla testa e fare la spaccata alla Lorella Cuccarini…ma non ci fu verso. Non li convinsi a lasciarmi esprimere il mio talento! Da grande, non essendo mai riuscita a riproporre la mia versione di ballo proibito, costringevo gli amici in vacanza al mare dopo qualche birretta a farmi fare il salto nell’acqua…..che ridere! Un film, un’epoca. Un must. Non so bene quale scena preferisco del film…tutte direi. Adoro quella in cui Johnny lascia il villaggio, perché ne adoro la musica “She is like the wind”, cantata tra l’altro dallo stesso Patrick. Ma tutte le scene sono condite da musiche intramontabili degli anni ’60 e ’80 da “Be my Baby”, a “Hungry Eyes” e “Cry To me”. Musiche che hanno fatto davvero the time of my life.Similar Posts: