Almodovar – Tutto su mia madre

Agrado uno dei personagi principali di "Tutto su mia madre"„Costa molto essere autentica, signora mia, e in questa cosa non si deve essere tirchie, perché una è più autentica quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa”. Non è fantastica questa frase? Adoro questa scena. Divertente, ironica, vera. Chissà se avete capito in quale film e soprattutto da chi è pronunciata. Siamo in un teatro di Barcellona e Agrado cerca di trattenere con la storia della sua vita quanti sono accorsi a vedere “Un Tram chiamato desiderio”, opera che quella sera non andrà in scena, a causa dell’improvvisa assenza dell’attrice protagonista. E’ un film da non perdere, un classico. Scritto e diretto da Almodovar nel 1999, “ Tutto su mia madre ”  vince il premio per la miglior regia al 52esimo Festival di Cannes.
Non avevo mai visto prima un film di Almodovar. Lo ammetto. Il mio primo viaggio a Madrid mi ha ispirato in questo senso. Quasi tutti i film del regista spagnolo sono girati lì nella capitale, ma non solo, della penisola iberica, dove molti sono gli itinerari turistici sulle tracce dei posti ripresi dalla sua macchina.

La trama

Tutto su mia madre inizia a Madrid dove Manuela (cecilia Roth), infermiera sulla quarantina, perde, investito a un incrocio, Esteban (Eloy Azorin), il figlio diciassettenne avuto dalla sua relazione con Lola (Toni Cantó), transessuale che vive a Barcellona e che non ha mai saputo di avere un figlio. Manuela, infatti, ha sempre nascosto a Esteban l’identità del padre, alimentando il suo desiderio di poterlo conoscere un giorno. Manuela parte, allora, per Barcellona alla ricerca di Lola per raccontarle di Esteban, dei suoi 17 anni, della sua morte improvvisa. E’ lì che incontra una sua vecchia amica, Agrado (Antonia San Juan), transessuale che si prostituisce per vivere e per finanziare le sue operazioni chirurgiche, al fine di somigliare sempre di più alla donna che vorrebbe essere. Attraverso Agrado, Manuela conosce Rosa (Penelope Cruz), suora che dovrebbe aiutarla a trovare un lavoro nella nuova città, ma che ben presto si ritroverà ad aver bisogno di Manuela. Ma Manuela riesce a cavarsela da sola, diventando, in maniera del tutto inaspettata, assistente di Huma (Marisa Paredes), la protagonista di “Un tram chiamato desiderio”, opera teatrale che Manuela continua a vedere anche a Barcellona per sentirsi più vicina al figlio perduto e per strappare finalmente a Huma quell’autografo che Esteban non riuscì a ottenere quella sera in cui, all’uscita dal teatro in cui davano “Un tram chiamato desiderio”, fu investito mentre correva dietro l’auto dell’attrice. Attiratasi le gelosie di Nina, attrice tossicomane compagna di Huma, Manuela cederà il suo posto ad Agrado, dedicandosi anima e corpo a Rosa. La suora, infatti, nel frattempo si ritrova incinta, anche lei a gran sorpresa di Lola, e, sieropositiva, troverà in Manuela quell’accoglienza, quell’amore e quel supporto che non riesce a chiedere ai suoi genitori. Sarà Manuela a prendersi cura prima di Rosa e, dopo la sua morte in seguito al parto, del suo bambino, che Manuela chiamerà Esteban.

Un omaggio a tutte le donne

“ Tutto su mia madre ” è uno dei film di maggior successo di Almodovar, vincitore di numerosi riconoscimenti da quello di migliore regia agli European Film Award al miglior film straniero (premio Oscar e Golden Globe). Questo film è sicuramente un tributo a tutte le donne, come si evince anche dalla dedica che Almodovar inserisce a chiusura del film “A Bette Davis, Gena Rowlands, Romy Schneider… A tutte le attrici che hanno fatto le attrici, a tutte le donne che recitano, agli uomini che recitano e si trasformano in donne, a tutte le persone che vogliono essere madri. A mia madre ». Gli unici uomini, infatti, che popolano il film, il padre di Rosa, colpito da demenza senile, e Lola, sono personaggi privi di spessore, che vivono all’ombra di donne capaci e più forti. Uomini che non hanno memoria della vita o che della vita non hanno il controllo. Non in grado per età o per carattere di prendere in mano con coscienza e responsabilità le redini del proprio destino.

Manuela, Rosa, Agrado: il trittico femminile

L’essere donna si presenta in questo film in tutte le sue sfaccettature. Manuela è una mamma coraggiosa che cerca di affrontare la perdita di suo figlio. All’elaborazione del lutto appartiene il suo tentativo di portare vivo dentro di sé il ricordo di suo figlio, avvicinandosi a Huma, a suo padre, a quell’opera vista con lui, e il suo prendersi cura del figlio di Rosa che chiamerà Esteban. Manuela è il simbolo di una madre che soffre, ma che non smette di reagire. Rosa, invece, è il sacro e il profano insieme. Una suora, un’anima ingenua e candida impegnata nell’aiuto dei meno fortunati che poi diventa mamma e lo fà amando un transessuale che le trasmetterà l’HIV. Una donna che forse smarrisce il suo cammino. Huma è la donna di successo, che affida alla sua assistente la gestione della sua vita. La fama e il suo amore per Nina rubano quel tempo e quelle attenzioni che invece dovrebbe dedicare a se stessa, alla sua vita. E poi c’è lei Agrado. Il mio personaggio preferito. Un transessuale, che grazie alla sua doppia identità, ama e capisce uomini e donne nella loro essenza e, per questo, disposto sempre a perdonare. La sua condizione lo mette nella posizione di non giudicare mai ma, anzi, di tollerare le debolezze e le meschinità dell’uomo. E’ un personaggio che vive nel costante tentativo di essere come desidera, che si sforza di somigliare sempre di più all’idea che ha di sè stessa. Và alla ricerca di ciò che è autentico, vero, e lo fa senza limiti, ma vivendo appieno gli eccessi che questa ricerca gli pone e facendo della ricerca lo strumento per migliorare se e chi la circonda. L’origine del suo nome d’arte deriverebbe dalla volontà del personaggio di rendere gradevole la vita di tutte le persone con cui entra in contatto. Agrado è il simbolo della ricerca del bello, del buono, di quella ricerca che và oltre le sofferenze e le ingiustizie della vita.

Riflessioni sul film

Agrado, Manuela e Rosa incarnano donne che sanno affrontare il tragico con serenità e naturalezza. Sono donne coraggiose, che sanno rendere armonici anche gli eccessi. Soffrono e piangono ma mantengono il sorriso, quell’atteggiamento positivo nei confronti della vita che vivono con leggerezza, che leggono con ironia, che accettano con matura tolleranza, coraggio, consapevolezza. Sono donne che non trasformano il loro disagio in rancore e odio ma in sorriso. “ Tutto su mia madre ” è un film drammatico ma che, per questo modus vivendi dei suoi personaggi, non perde i toni e l’atmosfera della commedia. Sono donne e uomini che, in quanto madri o aspiranti tali, vivono con la responsabilità di elargire esempi positivi di vita. 101 minuti piacevolissimi. La vita vista con la frivolezza e i simpatici eccessi di chi è uomo e donna insieme. Un mondo a metà eppure completo perché comprensivo di ambo i volti della medaglia.
Grande Almodovar.

Foto del Comune di San BartolomèSimilar Posts: