Ice Bucket Challenge….io dico la mia

Come sempre accade nella vita, c’è chi agisce con consapevolezza, cercando di cogliere sempre il profondo senso delle cose, e chi, invece, preferisce farsi trasportare dagli eventi, come una bottiglia vuota in alto mare, senza mai capire dove si va e perché. Chi si offre e chi sta a guardare.

E’ successo anche in occasione della raccolta fondi a sostegno della ricerca per la Sclerosi Amicrale Amiotrofica (SLA). Le polemiche sulla Ice Bucket Challenge sono proprio l’esempio di quanto appena scritto. C’è chi ha fatto la doccia solo per mostrar le tette sotto sexy magliettine, pensando che con “Nomination” stesse partecipando a una nuova edizione del Grande Fratello, chi ha simpaticamente partecipato alla catena virale non dimenticando, poi, di donare, in quanto già abituato a sostenere altre cause importanti nella propria quotidianità. Chi ha mostrato l’assegno o la prova della propria donazione, forse la prima in vita sua, chi ha messo in piazza la cifra donata, pur non essendo stato coinvolto dalla nomination mania, chi ha fatto polemica per ricordare di donare, perchè un gioco non è, e chi ha fatto polemica e basta, perché è un modo per farsi notare. Se permettete io dico la mia, perché tanto c’è spazio proprio per tutti! Evviva la democrazia! E il web mi sembra proprio il più democratico dei mezzi.

Signori e Signore,
a noi non interessa proprio nulla, se dopo esservi congelati il cranio con la doccia ghiacciata, vi si è congelato pure il braccio al punto tale da non poter tirar fuori il portafogli dalla tasca per fare la vostra parte. Se avete donato, buon per voi. Significa che questa società finta e posticcia ancora non ce la fa a distogliere la vostra attenzione, anche nella stagione della leggerezza e del gossip per eccellenza, dalla vita reale, i suoi problemi e sfide da affrontare. Se, come e quanto siete attivi socialmente, (e con questo non intendo sui social media!) non è affare pubblico. Non si fa beneficenza per sbandierarlo o perché è cool. Questa raccolta fondi si è trasformata in una lotta al rinfaccio. Chi ha donato quanto. Mai ho visto sbattere in faccia assegni come in occasione di questa campagna. E voi, giornali, occupatevi di problemi più seri, anzicchè pettegolare sulle somme altrui versate. La partecipazione non è questione di “potere” ma di volere. C’entra poco la tasca e molto il cuore.

In questo gioco virale, ricordiamoci che, che si abbracci questa o un’altra causa, la donazione, così come ogni altro gesto di aiuto, simbolico o materiale purchè concreto, verso chi vive un disagio o una qualsiasi sofferenza, non è un trofeo da esporre. Si può donare in tanti modi e tante sono le persone che hanno bisogno di noi. Doniamo ogni qual volta riusciamo a guardare oltre il nostro naso e offriamo un pezzettino di noi agli altri, un sorriso, una parola di conforto, il nostro tempo e il nostro reale interesse a supportare. Non ci accorgiamo che quando aiutiamo l’altro, stiamo aiutando noi stessi. E non c’è niente di più vero, quando si tratta della ricerca per sconfiggere malattie croniche invalidanti come la sla, che colpisce 100.000 individui all’anno.

Nascondete questi assegni megalomani, facciamoci ste docce senza polemizzare, perché il viral marketing, il buzz e il wom sono gli strumenti odierni per allertare le coscienze e creare attenzione. Strumenti e tali devono restare. Non sono il fine, ma il mezzo per raggiungere il fine. Non ce ne dimentichiamo. Ben vengano, se fungono. Polemizziamo meno, agiamo e contestualizziamo di più. Capiamone il senso e ricordiamoci anche che finita questa moda, effettuata la donazione e spento il computer, deve restare accesa la nostra sensibilità e disponibilità verso chi ci chiede aiuto e verso chi, pur non chiedendo, ha maledettamente bisogno di noi.

Doniamo, qualsiasi cosa, ma sempre e col cuore.
Per la sla e per qualsiasi causa che abbia bisogno del contributo collettivo.

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