Il mio 11 Settembre

Freedom Tower vista dall'altoOggi New York e l’America tutta osserva un minuto di silenzio per commemorare le vittime dell’11 Settembre 2001. Sono passati 12 lunghi anni da quando le Twin Towers crollarono fragilmente come castelli di sabbia in seguito all’impatto di due aerei dirottati da terroristi di Al Qaeda, e che si schiantarono prima sulla torre Nord e poi sulla torre Sud. Per quanto all’inizio abbia potuto credere alla versione ufficiale dell’attentato fornita dal Nist, il National Institut of Standards Technology, ho ben presto iniziato ad abbandonare l’idea che l’America fosse stata colpita proprio lì nel cuore del suo impero economico, finanziario e militare.

Le verità incenerite

I parenti delle vittime, i testimoni, i sopravvissuti si sono uniti dopo la tragedia per trovare insieme la forza di esigere la verità, per dare giustizia e pace ai 2801 innocenti coinvolti in questo tragico evento. Una verità che ce l’ha fatta a venire fuori, anche se resta sconcertante il fatto che i veri colpevoli siano rimasti impuniti. E’ una verità che mina alla base il mondo nel quale viviamo, così come il sistema di valori e quell’insieme di criteri che la società ci ha insegnato ad utilizzare per distinguere ciò che è bene e ciò che è male. Una data da non dimenticare, che ha segnato la fine di un mondo e l’inizio di una nuova era, fatta di nuovi poteri e quindi di nuovi equilibri. L’anno zero del mondo e a registrarlo non c’erano i 12 apostoli ma i media. Ma cosa ci fanno vedere e credere quei mezzi di comunicazione di massa, strumento di chi è al vertice del potere? Non è questo il luogo per affrontare tematiche e giudicare quanto accaduto o quanto meno per attribuire responsabilità. In rete numerosi i video che fanno tremare le vacillanti fondamenta dell’interpretazione ufficiale che il governo Bush diede ai fatti accaduti. A me è piaciuto il documentario di Dario Fo visibile per intero su youtube all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=6NxNQJNmEYE. Cariche saltate come quella di Kevin Ryan, capo della Underwriters Labs, la società che dimostrò scientificamente quanto quella raccontata dal Nist fosse quello che fu definito poi l’inganno globale. Testimoni mai chiamati a deporre, prove ignorate, un rapporto finale che non indaga su questioni chiave, parametri di ricerca manipolati per far quadrare i test, effettuati solo per supportare la versione ufficiale e non per scoprire davvero. Un evento che rimanda a rapporti politici che si estendono su scala globale, nessuno può dirsi escluso.

Dalle immagini in tv a Ground Zero: 11 anni dopo

Non dimenticherò mai il giorno in cui sconvolta vidi quello spettacolare orrore in tv. Non so perché, forse per un inconsapevole tentativo di autodifesa o forse per la stessa spettacolarità delle immagini riprese, degne di un colossal del grande schermo, ma c’è stata una parte di me che negli anni non ha creduto a ciò che ha visto, pensando ingenuamente, anche per l’impossibilità di identificarsi nella tragedia vissuta da un’intera nazione, vista la lontananza da certi scenari, che quella catastrofe fosse solo il frutto della mente di un talentuoso regista. Ho vissuto con consapevolezza l’11 Settembre solo nel Giugno 2012. 11 anni dopo. E quel giorno è stato per me il mio 11 Settembre. Appena arrivata a New York, mi sono catapultata subito a Ground Zero. Usciti con la linea R della metro a Cortland Street, seguiamo la fiumana di persone che, passando per la St. Paul’s Chapel, Fulton e Greenwich si riversa curiosa verso il World Trade Center per visitare il 9/11 Memorial Museum e il Tribute World Trade Center, il primo ubicato in Liberty Plaza e il secondo a Liberty Street al n. 120. Quel giorno c’era davvero tantissima gente, anche se mi spiegavano alcune guide all’ingresso del Tribute WTC che è sempre così da quel giorno. Di lì a poco si sarebbe festeggiato l’Indipendence Day, il 4 Luglio. Sarà stata quella folla di turisti incuriositi, i numerosi cantieri aperti con il profilo di migliaia di ruspe ancora a lavoro per ricucire quella profonda ferita, la Freedom Tower, la torre che sostituisce le torri gemelle nel nuovo One World Trade Center, cosi alta eppure non ancora terminata, che puoi vederla da qualsiasi punto della città, che mi ha commossa, non appena ho iniziato a girare per le stradine di Lower Manhattan. Un batticuore assurdo, mi sono sentita catapultata nel Settembre di 11 anni fa ed è stato in quel momento che ho capito che quelle alla tv non erano scene tratte da uno dei tanti successi cinematografici a cui gli americani ci hanno abituati. Abbiamo comprato un biglietto unico per visitare il Tribute e il National Memorial. Il Tribute è una meravigliosa e commovente galleria, che raccoglie le foto e le testimonianze di sopravvissuti, di parenti delle vittime e di chi ha vissuto quel giorno a pochi metri dalla tragedia. Video, foto, testimonianze, dediche, racconti, effetti personali e parti di aereo o ancora travi appartenenti alle due torri, lunghe liste coi nomi di chi è scomparso in quel terribile giorno, e una stanza in cui ognuno poteva lasciare un pensiero o descrivere il ricordo o le sensazioni del proprio 11 settembre o effettuare una donazione.
Sono uscita di lì che non avevo più lacrime. E’ stato commovente vivere da vicino un’po’ di quel dolore. Lo senti tutto. E’ lì che puoi afferrare, anche se solo minimamente, cosa è stato e cosa ha significato davvero quel giorno. Usciti dal Tribute ci siamo diretti al Museo dopo aver fatto una fila di circa un’ora e aver passato numerosi controlli. Nemmeno a un concerto o al Vaticano ho visto così tanta gente. Preghiere, canti, persone distese a riflettere o a passeggiare in quell’area di 65.000 m2 per prendere consapevolezza di uno spazio visto solo attraverso le telecamere dei tg nazionali. Al posto delle due vecchie Torri, ci sono oggi due grosse piscine di marmo nero con delle cascate, dove l’acqua delle quali scivola pesantemente all’interno di un buco quadrato posto al centro delle vasche stesse. Un buco profondo, una voragine nera che sembra inghiottire voracemente tutta l’acqua delle cascate e con essa la vita delle vittime e dei parenti che non dimenticano, la tranquillità degli innocenti, la verità, i ricordi. L’acqua cade forte e veloce, fa rumore il suo cadere e quel rumore scuote tutto, sentimenti e pensieri. Lì non puoi dimenticare, puoi solo pregare. Sui bordi delle vasche i nomi delle quasi 3000 vittime degli attentati. Tutt’intorno alberi e panchine. Quello è lo spazio dove, chi è stato privato di un affetto, può recarsi per rimanere in contatto con ciò che di quell’affetto rimane. Sconvolgente. Quello è tutto ciò che resta di 3000 persone che lì si recavano per lavorare: l’emigrante, lo stagista, l’uomo d’affari, il vigile, il custode, la donna in carriera. Nessuno immaginava, guardando la città da quell’altezza, quasi a sentirsi il padrone del mondo, che quel luogo fosse stato per molti l’ultima tappa. Il One WTC iniziato nel 2006, terminerà completamente nel 2015 con le sue 4 nuove Torri, la più alta delle quali resterà la Freedom Tower con i suoi simbolici 1776 piedi (541,3 mt), numero che rappresenta l’anno della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti e che fa di questa Torre il grattacielo più alto di New York. Ecco, quindi, New York rinascere poco a poco dalle sue ceneri. Io mi auguro che quello diventi davvero il simbolo della libertà dalle manipolazioni del potere, o dei poteri, e non solo un posto per ricordare il passato, ma, soprattutto, un luogo di speranza e fiducia nel futuro. Sono contenta di essere passata di lì. E’ stato essenziale. Non avrei potuto, se non da vicino, capire un’po più a fondo un evento che ha cambiato per sempre il nostro tempo. Purtroppo quella torre non potrà avvicinarci, pur nella sua altezza, a chi ha lasciato questo mondo quel giorno, ma sicuramente le vittime da lassù potranno sentire le tantissime voci di quanti lì si riuniscono ogni giorno in loro onore per non dimenticare e per sperare in un futuro migliore.Similar Posts: