Il piccolo principe

Il piccolo principe il racconto fantastico di Antoine de Saint-ExupéryNel 2013 “Il piccolo principe” ha compiuto 70 anni. Cifra tonda per un compleanno di tutto rispetto. 134 milioni di copie in giro per il globo e tantissime traduzioni in diverse lingue e dialetti per questo classico intramontabile che, pubblicato nel lontano 6 Aprile del 1943, sa nascondere bene la sua età, riuscendo a dialogare ancora con i bambini di oggi come con quelli delle passate generazioni, con i bambini di allora che sono rimasti i bambini di allora e con gli adulti di oggi, che non ricordano più di esserlo stati. E’ proprio a loro che Antoine de Saint Exupéry, autore e protagonista di queste 123 pagine di garbato umorismo, dedica il suo scritto, a tutti i grandi che sono stati bambini una volta, o meglio a quanti come lui sono riusciti a conservare, ben vivo, dentro se stessi quel bambino che un tempo si è stati.

Il bizzarro mondo di noi grandi

Nel suo racconto fantastico così come nella sua vita, Antoine è un pilota, atterrato nel deserto del Sahara per un guasto al motore del suo aeroplano che si ingegna a riparare, quando si ritrova in compagnia di “una straordinaria personcina” . Un piccolo principe dai capelli dorati e dalla pelle candida che viveva su un pianeta minuscolo, l’asteroide B 612, in compagnia di tre vulcani, di cui uno spento, ed eternamente impegnato a salvare il suo pianeta dai germogli di baobab, a godersi ogni giorno i suoi tanto attesi 43 tramonti e a proteggere, pur se incapace di amarla, la sua rosa, inebriato dal suo profumo e dalla sua luce. Un bambino caduto dal cielo alla scoperta dei pianeti e dei suoi strani abinti. Sperduti nel silenzio e nella solitudine del deserto, in uno spazio senza fine e senza tempo, l’aviatore e il piccolo principe si lasciano a una conversazione essenziale, semplice proprio come lo sono quel deserto e quel cielo, da cui l’uno e l’altro provengono. Quando a nove anni ho letto questo libro, non ho capito veramente il suo senso. Ero affascinata dai disegni che i due protagonisti si scambiavano, il boa, la museruola e la cassetta per la pecora. Mi divertivo a leggere dei bizzarri incontri del petit prince. Lo rileggo a distanza di 22 anni e riscopro un mondo nuovo. All’animo fiero, nobile e dolcissimo di questo bambino senza età il mondo degli adulti resta incomprensibile. Attraverso il racconto del suo viaggio nello spazio, “il piccolo principe” passa al vaglio i grandi e i loro comportamenti, quei grandi che non capiscono nulla da soli, ai quali bisogna spiegargli sempre tutto e con i quali non si può più parlare di cose importanti come le foreste e le stelle, ma solo di politica e golf. E’ un libro che ti appresti a leggere velocemente, perché ingannato dal suo linguaggio elementare. Ma poi ritorni indietro di qualche riga con la stessa velocità, perché ti accorgi quanto quel linguaggio sia allegorico, descrivendo con ironia e simpatica polemica i più grandi difetti di noi adulti. Noi che riduciamo tutto in cifre, quantificando più che qualificando, che impieghiamo il tempo a governare l’ingovernabile, ad ammirare noi stessi, pensando presuntuosamente di occupare molto posto sulla terra, a bere per dimenticare di aver vergogna di bere, a contare, ricontare e amministrare, a fare azioni insensate e inutili solo per il dovere ottuso di portarle a termine o perché impartite da qualcuno ancor più irragionevole. Noi, indaffarati a occuparci di nient’altro se non di noi stessi, spinti dal vento un’po qui e un’po lì, privi d’immaginazione, perennemente di fretta, che non siamo mai contenti di dove siamo, ad inseguire il nulla nella totale e annoiata inconsapevolezza di ciò che cerchiamo, agitandoci e girando intorno a noi stessi. Noi tutti possiamo riconoscerci nelle figure simboliche degli asteroidi visitati dal piccolo principe: il re, il vanitoso, l’ubriacone, l’uomo d’affari, l’uomo che accendeva il lampione, il geografo. Il piccolo principe, il personaggio come il racconto, è pieno di poesia e di serenità, di dignità e di senso del dovere verso noi stessi, il nostro pianeta, i nostri affetti.

Quell’essenziale invisibile agli occhi

Affronta temi difficili ma con estrema chiarezza. Concetti come “effimero”, “addomesticare”, “rito” vengono trattati in maniera scanzonata, ma efficace ed esemplificativa, attraverso l’uso di un registro che sa toccare in ogni capitolo la sfera emotiva del lettore e l’aspetto fanciullesco che si nasconde in lui, scatenando riflessioni col sorriso.
Il viaggio del piccolo principe tra i minuscoli asteroidi dello spazio e sulla terra si conclude con la scoperta del “legame”. Che illumina ogni cosa come la fiamma di una lampada, che ci fa conoscere l’altro per davvero, che rende unici, che colora il mondo, che ci fa ritrovare lì, lontano nelle cose, i sentimenti, come in un campo di grano la chioma bionda dell’amato. ”Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi. E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa, che ha fatto la tua rosa così importante”. Il piccolo principe fedele fa ritorno al suo fiore, scompare senza far rumore ma sicuro di lasciare una traccia. Se abbiamo pazienza, se non ci affrettiamo, se impariamo a dialogare, a stabilire contatti, ad alzare il volto al cielo per vedere le stelle, allora il piccolo principe riapparirà nelle vesti di un bambino che ci viene incontro. Ma solo agli occhi di coloro che sanno ancora vederlo. Solo a loro quel bambino non sarà mai andato poi così lontano.

Ho chiesto a mio nipote, al quale ho regalato questo libro a Natale, di farmi un piccolo riassunto, non appena finita la lettura. Ma adesso, dopo averglielo rubato per qualche ora per tornare a rileggerlo per la seconda volta, e con una sensibilità diversa, temo le sue considerazioni. Forse, come adulta, non sarò poi così perfetta ai suoi occhi. E allora mi chiedo a quale degli abitanti degli asteroidi mi paragonerebbe. All’uomo d’affari o al vanitoso.Similar Posts: