‘Na tazzulella ‘e caffè

Tazzina Caffè LavazzaDa qualche giorno ho fatto finalmente ritorno nella mia città. A casa dei miei. Nella mia cameretta, tra le cose di sempre. C’è sempre il sole ad accoglierci. I miei risvegli sono sempre felici quaggiù. Amo la mia città. Nonostante abbia iniziato, da quando sono andata via, a guardarla meno col cuore e più con l’occhio critico del nord, la riscopro sempre bella, di una bellezza che nasce dalle piccole cose, dai sorrisi delle persone, dalle voci teatrali che salgono dal fondo dei vicoli stretti, confondendosi l’una nell’altra a formare una melodia arabesca, dall’odore del mare che sbatte, a tenere il tempo, sui mattoni intrisi di storia del bellissimo Castel dell’Ovo, dal sole caldo che ti abbraccia e ti conforta, dalle figure presepiali, epiche altrove, come il sempre chino lucidascarpe e il pescivendolo che con voce alta e viso al cielo richiama fiero alla sua mercanzia.

Il caffè: quintessenza della cultura partenopea

Napoli è una città “agitata” eppure i suoi ritmi sono quelli lenti di chi sa godersi la vita. Ogni momento è quello giusto per una “pausa” in compagnia. Da noi la solitudine è uno stato ignoto. La parola chiave della mia cultura è “condivisione”. Il vicino, il passante, la gente che con te ogni mattina fa il tuo stesso tragitto per andare a lavoro, sono a Napoli qualcosa di più che sconosciuti qualunque. Sono attori figuranti, che attivamente prendono parte alla tua vita. Ascoltano i tuoi sfoghi, compartecipano ai tuoi disappunti, fanno il coro ai tuoi momenti di euforia o di amarezza, dicono la propria, invadono la scena del tuo quotidiano. Non puoi ignorarli, perché anche tu sei parte delle loro vite, in un fitto intreccio di relazioni che non puoi quantificare o definire. Nella mia cultura ogni momento della giornata va vissuto con gli altri. Soprattutto il momento della cosiddetta “tazzulella e caffè”. Da quando sono tornata, non faccio altro che sentire “ci prendiamo un caffè?”, “ti aspetto per un caffè”, “ti offro un caffè”, “mo faccio na’ bella tazzulella e caffè”. Il caffè a Napoli è molto più di una bevanda. E’ la quintessenza della nostra cultura, il nostro modo intenso, carico, concentrato di affrontare la giornata, un piacevole momento di pausa, un’occasione per coccolarsi e stare insieme, di appartenenza all’altro e alle stesse radici, per scambiarsi quattro chiacchiere e un sorriso, un modo per caricare gli ingranaggi e ripartire, per ritrovare il profumo del nostro essere e sentirsi a casa, al sicuro. Il caffè accompagna ogni momento della nostra giornata. Al mattino, il suo profumo è la nostra sveglia, dopo il pranzo, durante una passeggiata in centro in compagnia di una bella sfogliatella, una giornata di lavoro o una visita ai parenti o dopo una cena con gli amici. Tutto inizia e finisce davanti a una tazzina fumante e profumata.

Dalla musica alla tv – il caffè è protagonista

Domenico Modugno nella sua “’O ccaffè” canta di quella tazzulella che a Napoli sa essere ‘na vera specialità! A Napoli, dove, come dai versi della canzone, un milione di gente “nun vonno sapè niente e campano c”o caffè”. Le nostre giornate non sono altro che insiemi di intervalli tra un caffè e l’altro, tra piccole dosi di caffeina, perchè, come diceva Totò, è la somma che fa il totale! Non c’è bar senza folla, senza odore di caffè, senza il rumore di tazzine energicamente posate su piattini bianchi, che a loro volta scivolano su banconi di marmo e tintinnano al contatto con cucchiaini inumiditi, dopo giri di tarantella nell’espresso Made in Italy. Non c’è casa senza moka. La Bialetti ha fatto la storia del nostro paese che non perse l’occasione di raccontare, già agli esordi del mezzo televisivo, la sua più grande passione, in occasione del debutto del Carosello, che intratteneva grandi e piccini con gli sketch in tono western di Carmencita e Caballero, i celebri testimonial Lavazza ideati dall’agenzia pubblicitaria Armando Testa.
Caffè Lavazza Testimonial Carosello

Certo il carosello da decenni non dà più la buona notte agli italiani, e non tutti ricorderanno le battute che Caballero rivolgeva alla sua Carmencita “Bambina sei già mia, chiudi il gas e vieni via” e che ogni tanto mio padre ripete scherzosamente o forse malinconicamente, ma negli anni, il caffè non ha mai smesso di farci compagnia e di raccontare la nostra italianità. Gli spot di Nino Manfredi del caffè Lavazza hanno formato buona parte del nostro slang dell’epoca. La mia generazione è cresciuta con claim tipo: “Più lo mandi giù e più ti tira su”, “Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è”, “Crema e Gusto, ogni momento è quello giusto”.

All’epoca non potevo immaginare che il caffè Crema e Gusto Lavazza, proprio quello della famosa rima dello spot, mi avrebbe fatto tanta compagnia e che mi avrebbe fatto sentire a casa a migliaia di chilometri di distanza. Alla festa di “Arrivederci” che facemmo a mio marito, in occasione della sua partenza per Amburgo, troneggiava, tra gli altri regali, una mega Bialetti. Era come portarsi indietro la propria carta di identità, per ricordarsi sempre chi si è e da dove si viene, ma, soprattutto, un modo per non sentirsi mai soli. Ho provato una gioia immensa quando, tra gli scaffali del Rewe, ho trovato il caffè Crema e Gusto Lavazza. L’unico italiano qui ad Amburgo. Mi sono sentita sollevata dal pensiero di dover imparare a bere il caffè lungo. Il calore di casa all’improvviso. Una faccia amica tra marche del tutto ignote. Felicità. Sul sito http://www.lavazza.it/it/
non solo tutte le miscele ma anche tutte le pubblicità che hanno fatto la storia del caffè, per i nostalgici come me.
Per noi napoletani già la preparazione del caffè è in sè un rituale che prelude al momento topico dell’assaggio e della convivialità. Un cerimoniale, un’abitudine fatta di azioni precise, note e cariche di significato. Come diceva Abd el Kader “Come con arte va preparato, così con arte va bevuto”.
Era il 1946 quando Edoardo De Filippo, noto attore e regista napoletano, nella commedia “Questi fantasmi”, rendeva note a tutti le sue considerazioni sul caffè. Come Edoardo in questa scena, noi napoletani, anche quando siamo soli, tendiamo a prenderci amici in prestito o a inventarceli, pur di accompagnare ogni sorso a uno scambio di battute.

Esistono tante scuole di pensiero. Chi è per il caffè in vetro e chi per il caffè in tazzina, per alcuni rigorosamente fredda. Ma in fondo siamo tutti accomunati dalla passione per l’espresso e dal rifiuto per il caffè lungo. Una vecchia usanza tutta partenopea, quella del cosiddetto caffè sospeso, vedeva i miei conterranei posare sul piattino vuoto al bar una quantità di monete sufficiente per pagare il caffè al primo che sarebbe entrato e che non poteva permettersene uno di tasca sua. Un amico al quale si aveva il piacere di offrire un caffè, pur essendo a noi sconosciuto. “È come offrire un caffè al resto del mondo”, spiegava lo scrittore Luciano De Crescenzo in un suo libro. Un’usanza ma anche una filosofia di vita, la nostra, di noi tutti che vogliamo compagnia, sempre, che amiamo accogliere e legarci, che vediamo la vita come una tazzina di caffè, sempre dolce sul fondo, nonostante spesso amara in superficie. Noi che tentiamo e ritentiamo di ammirarla e rimirarla, affinché quel dolce dal fondo salga, con la stessa maestria con cui rigiriamo il cucchiaino nella nostra bevanda preferita. Noi che amiamo vedere il buono della vita e goderne nonostante le amarezze quotidiane, e che non smettiamo mai di gustarla a piccoli sorsi con allegra ironia.Similar Posts: