Nu juorno buono

Rocco Hunt canta Napoli la terra del soleIeri è stato decisamente ‘nu juorn buon’ per Rocco Hunt, il rapper salernitano che vince tra le giovani proposte di questa sessantaquattresima edizione di Sanremo. Con il messaggio positivo del suo testo, Rocco riesce a convincere tutti, la giuria, il pubblico a casa e quello dell’Ariston, che lo accompagna con complicità e trasporto nella sua esibizione con un forte battito di mani, a tenere il tempo e a confermare la sua preferenza. Rocco vince, portando a casa il 75% dei voti al televoto e una grande emozione.

Su quel palco si muove come un big, movimenta con il tono di denuncia tipico del rap e racconta, sotto i riflettori dell’Ariston e dell’Italia tutta, il disagio di un popolo, la criticità di un momento, che poi adda fernì, come lui stesso canta. Rocco è la parte artistica di un fenomeno di protesta che vede la mia terra protagonista e tristemente coinvolta. E’ il figlio della terra dei fuochi, è quel fiume in piena che dai vicoli stretti di Napoli e dalle deturpate terre campane arriva fin su al nord, a Sanremo, città di infinita bellezza. La bellezza che sembra essere quest’anno proprio il tema della famosa gara canora, e che anche noi campani chiediamo di riavere indietro. Rocco non è solo, virtualmente con lui ci siamo noi tutti a cantare con la speranza int a nu juorn buon, con la poesia e il cuore, come solo noi napoletani, come la storia insegna, sappiamo fare. Parole in rima, cariche di significato, forti come la tragedia che descrivono. Allora l’italiano si mescola al napoletano che l’Unesco ha riconosciuto, di recente, come patrimonio dell’intera umanità, una lingua, seconda nella nostra penisola solo a quella ufficiale. Il primo espone il malcontento che tutti senza equivoci e incomprensioni non possono più far finta di non sentire e capire, mentre al napoletano Rocco affida il racconto della cultura partenopea, di quel naturale e sorprendente atteggiamento che ci vede fiduciosi e ottimisti anche nella sventura, e che ci fa vedere il bello della vita anche nelle piccole cose: l’odore del caffè di primo mattino, un raggio di sole, le note della canzone preferita, l’affetto della mamma e l’amore per la propria terra, qui più che altrove inspiegabilmente viscerale. Eh già l’amore che ci fa portare nella valigia da emigrante quella cartolina di riserva, tanto la nostra terra sa mancare. Questa unione di italiano e napoletano, dissenso e speranza, disagio sociale e ottimismo, contestazione e poesia piace e convince, incita a non fermarsi mai a continuare a credere che i sogni si realizzano. Nu juorn buon, il testo così come il video, è un dipinto riuscito della mia città, di una cultura, di un preciso momento.

Un napoletano non può non riconoscersi in questo pezzo vincente. Quel napoletano vero che campa alla giornata e che sa godersi alla pulcinellesca maniera il presente, o juorn buon, che poi dimane se vede. In una realtà abbandonata e precaria come la nostra, forse questo è l’atteggiamento migliore per non soccombere e rimanere a galla. A Napoli ancora si sa sorridere, malinconicamente, si, forse perché qui si ha la triste consapevolezza che la vita te ra o dolce e poi t’avvelena, come ricordano le rime reppate di Rocco. Il dolore a Napoli si ricicla, il nostro materiale di scarto è quella “happyness” che fa da protagonista nel remake napoletano del video di Pharrell Williams “Happy”, girato da Mediaintegrati-Nta interamente a Napoli. In questo video cittadini e turisti stringono il cuore sofferente di Napoli. Sono ancora lì a indurre il battito con la presenza e l’allegria. Certo non lo abbandonano.

Non poteva non piacermi questo pezzo. A me che più volte ho scritto di questa catastrofe ambientale senza eguali (qui il mio articolo sulla #terradeifuochi). A me che sono così paradossalmente vicina alla mi città. A me che non seguo il rap e che appaio, per questo, alquanto vecchiotta agli occhi dei miei nipoti che, invece, conoscono a memoria già tutte le canzoni di Moreno. Forse con queste rime saprò guadagnare punti a loro occhi, che non capiscono quando la zia, invece, si emoziona nel sentire “Io che amo solo te”, interpretata splendidamente da Marco Mengoni ieri sera sul palco di Sanremo. Come ogni vittoria che si rispetti le polemiche sono state presto servite. C’è chi ha visto in questa meritatissima vittoria solo la strumentalizzazione di un serio problema, il meschino tentativo di portare attenzione su di esso solo per accelerare l’arrivo di fondi per le bonifiche, altrove deragliati. Di cattivissimo gusto i commenti della Gialappa’s Band! No Comment!

Io ci vedo un diciannovenne, uno di noi, che ha saputo ridare alla canzone il suo nobile scopo. Portare un messaggio di speranza. E ha vinto meritatamente. Bravo Rocco!

Questo posto non deve morire
La mia gente non deve partire
Il mio accento si deve sentire

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