The Judge – la mia recensione

Joseph è un integerrimo giudice dell’Indiana e Hank un disincantato avvocato di successo di Chicago senza scrupoli, “troppo costoso per gli innocenti”. Dopo 42 anni di stimata carriera, il primo è accusato in primo grado dell’omicidio di un criminale, condannato da lui stesso 20 anni prima. Il secondo si ritrova per la prima volta nella sua vita a difendere un cliente della cui innocenza è assolutamente certo. Un cliente scomodo e ingombrante, come non lo è stato nemmeno il peggiore dei reati fatti assolvere durante le sue vincenti arringhe. Un cliente che non vuole essere difeso. Non da quell’avvocato disonesto, non da uno “che gli piace poco”. Sembra una trama come un’altra del cinema hollywoodiano. Ma non lo è.

La trama di “The Judge” (Il giudice) nasconde molto di più di un dramma giudiziario. Dall’aula del tribunale di Carlinville alle pareti domestiche dell’adolescenza, quel dramma si colora delle fosche tinte di rapporti familiari ormai logori. Tra le maglie strette dell’etica, della giustizia e della legalità, The Judge racconta il rapporto conflittuale tra un padre duro e severo, Joseph Palmer, e un figlio brillante, estroverso e spregiudicato, Hank Palmer. Dopo anni di silenzio e lontananza, i due si ritrovano, tra orgoglio e vecchi rancori, faccia a faccia a lottare l’uno contro l’altro, eppure, alla fine, nella stessa direzione, quella del perdono, dell’amore. Completamente diversi nella vita privata quanto in quella professionale, lo scontro è enfatizzato e reso ancor più credibile dalle personalità attoriali che li incarnano, tanto distanti l’una dall’altra quanto lo stile e le generazioni di recitazione a cui appartengono: il caratterista Robert Duvall, e il carismatico ed eclettico Robert Downey Jr. Un ritmo lento e dialoghi pungenti per un film coinvolgente ed emotivamente intenso. Un passato irrisolto condito da un matrimonio fallimentare, da due figlie, una piccola con un rapporto tutto da costruire, l’altra venuta su senza mai conoscere il suo vero padre. E ancora la morte di una madre, l’handicap di un fratello e i talentuosi sogni spezzati di un altro, un vecchio amore che ritorna prepotente, la crudeltà umiliante del cancro, i ricordi in bianco e nero di vecchie pellicole felici. The Judge è un film che mi è piaciuto molto perché, a mio parere, nonostante le critiche per i numerosi cliché, descrive situazioni reali e vicine a molti, primi tra tutti Robert Downey, l’attore che, nel ruolo del protagonista, ha rivissuto la tumultuosa relazione con il padre, e David Dobkin, il regista statunitense, che con questo film ha portato sul grande schermo parte della sua storia personale. 140 piacevoli minuti per un film appassionante per la carica di pathos, la magistrale interpretazione anche degli attori non protagonisti e la sensibilità con cui sono state affrontate tematiche molto delicate. Dopo i deludenti incassi americani, The Judge è uscito nelle sale cinematografiche italiane lo scorso 23 Ottobre. Con il film prodotto e distribuito da Warner Bros, agli Hollywood Film Awards, Duvall vince il premio come migliore attore non protagonista.

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