Venuto al Mondo

Cruz su Red Carpet per la premiere di Venuto al MondoAmore e tragedia, vita e morte, felicità e orrore, guerra e amicizia. Tutto questo è il film di Sergio Castellitto “ Venuto al mondo ”, uscito sul grande schermo l’8 Novembre 2012 e tratto dall’omonimo romanzo della moglie, Margaret Mazzantini, fonte di ispirazione continua per Castellitto regista, che, ancora una volta, raccoglie consensi dopo il successo nel 2004 di “Non ti muovere”, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo della scrittrice che vince, nel 2009 con Venuto al mondo, pubblicato nel 2008 ed edito da Mondadori, il Premio Campiello. Un intreccio fitto, articolato su tre piani temporali diversi, un cast internazionale, musiche emozionanti, quelle di Edoardo Cruz fratello di Penelope che, nel film, veste i panni di Gemma, la protagonista, per commuovere lo spettatore in soli 127 minuti e farlo riflettere sull’essenza della vita e al tempo stesso sulla sua negazione.

La trama del film

Gemma ritorna nel 2009, dopo quasi venti anni di assenza, a Sarajevo, portando con sé suo figlio Pietro (Pietro Castellitto). L’occasione è l’invito dell’amico poeta Gojko (Adnan Haskovic), un tempo sua guida in Bosnia, per una mostra fotografica in onore delle vittime dell’assedio di Sarajevo avvenuto durante la guerra dei Balcani del 1992. Con la visita di Gemma a Sarajevo, inizia il racconto in flashback dell’amore passionale e assurdo che nasce, proprio a Sarajevo nel 1984, tra Gemma e Diego, interpretato dal bellissimo Emile Hirsch, fotografo americano amico di Gojko per il quale Gemma manda all’aria il suo matrimonio, ricominciando una nuova vita. Un amore devastato dalla scoperta della sterilità di Gemma, che urta e urla disperata contro quel desiderio della coppia di creare vita, in un luogo e in un momento storico, il 1992, in cui domina distruzione e caos.

Contrasti che emozionano e fanno riflettere

“ Venuto al mondo ” è un viaggio alla ricerca della vita, alla scoperta del significato di essere madre e padre. Un viaggio in equilibrio tra il naturale dono divino della procreazione, l’etica, la responsabilità della crescita e dell’educazione di un figlio non tuo. A chi rivolge Pietro il suo grido “Mamma” dalle acque dell’isola di Plocica? Alla donna che lo ha concepito o alla donna che lo ha cresciuto? Questo è il film dei contrasti forti, degli abissi e dei picchi alti. E allora l’infertilità si scontra con quel bisogno innato e indomabile di maternità che diventa quasi ossessione. La frustrazione, data dall’impossibilità di mettere al mondo un figlio, si apre alla speranza di una possibile soluzione: l’utero in affitto di Aska, ribelle musicista musulmana. Un inno alla vita, alla creazione, alle cose belle che si ostinano a voler nascere, mentre a fare da sfondo sono le scene crude di una guerra che riduce alla fame, dei suoi cecchini che sparano dai tetti delle case, che stuprano, che uccidono parenti, amici, bambini, delle sue bombe che esplodono fuori e rimbombano nello stomaco. Eppure lì, dove tutto muore, nell’autoannullamento di cui l’uomo sa esser capace, nasce l’amore, che tutto redime, in tutta la sua potenza tra un uomo e una donna, forti, eppure fragili di fronte alle sofferenze e al male del mondo. In quella Sarajevo dove si può essere felici e disperati, dove tutto muore e tutto rinasce nella speranza di un mondo migliore. Per balzare poi a Roma, dove, invece, della guerra si sente parlare solo al telegiornale. Presente e passato. Contrasti che creano tensione. Una tensione che fa vibrare le corde del cuore, facendo venir fuori le emozioni più pure. Un film sincero, senza esagerazioni e fronzoli. Pulito, autentico, vero. Un omaggio alle donne, a tutte, a quelle come Gemma e a quelle che invece sanno, in quanto mamme, cosa Gemma non potrà mai essere e provare.

Gemma e Diego, Cruz-Hirsch

Hirsch, Diego in Venuto al MondoFantastica l’interpretazione di Penelope Cruz, una delle mie attrici preferite, che con questo film vince il premio Goya come migliore attrice protagonista. Col trucco di Alessandro Bertolazzi, l’attrice riesce a interpretare in maniera eccezionale Gemma nei tre diversi momenti temporali del film. Un’attrice che sa restituire al personaggio tutta la sua dignità e la sua caratterizzazione, al punto tale da dare ad esso quella credibilità necessaria, perché lo spettatore riesca a riconoscersi empaticamente in esso. Grandioso anche Emile Hirsch che ha saputo interpretare gli stati d’animo e i sentimenti cangianti di Diego, un personaggio fragile, eppure solido nell’assolutezza del suo amore per Gemma. Un uomo che sacrifica sè stesso, la sua vita, un amore per l’altro per salvare la vita di due donne, Aska e Gemma, realizzando i sogni di entrambe. Un uomo capace di un estremo atto di amore, ma al tempo stesso di soccombere alla crudeltà e alle ingiustizie della vita. Carica di speranza la sua frase “I figli che devono venire, vengono, è sicuro Gemma, vengono” ed è con questa frase che termino la mia recensione su questo film che mi ha preso ed emozionato tanto. Perché è solo con la speranza e l’amore che si possono affrontare e vincere dolori come quello di Gemma. Un tema, quello della maternità, delicato. Evento naturale e dono divino o processo aiutato dalla scienza fino ai limiti dell’accettabile? Frutto esclusivo di un atto d’amore o puro progetto a tutti i costi? Quanto oltre ci può portare il desiderio di diventare mamme? Cosa ne pensate donne?

Foto in alto di Ping Foo
Foto in basso di TabercilSimilar Posts: